Chi Sono

La fotografia e Torino.
Le mia passioni, da sempre.

Non mi sono mai chiesto perché facessi foto, ma almeno dai 18 anni in poi ricordo di aver avuto la consapevolezza che questa fosse una vera e propria chiave di lettura dell’animo umano.
Mi ha sempre affascinato la magia dell’immagine che la fotografia sa riprodurre e reinterpretare allo stesso tempo: il tempo di uno scatto, di un attimo, di un battito di ciglia.

La foto è una perfetta sintesi di ciò che è reale, ma che, catturato dall’obiettivo, diventa immortale e universale: raccontato e plasmato sia dall’occhio di chi ha scattato, sia da quello di chi guarda.
E non è detto che sia la stessa storia. "Non mi sono mai chiesto perché facessi foto, ma almeno dai 18 anni in poi ricordo di aver avuto la consapevolezza che questa fosse una vera e propria chiave di lettura dell’animo umano."
E’ proprio in questo scarto che l’emozione riveste il ruolo più importante, e fa la differenza.

In questo modo di concepire la fotografia, va da sé che la rielaborazione delle immagini dev’essere ridotta al minimo e sempre interpretata con equilibrio, per non snaturare l’immenso valore insito nell’immediatezza dello scatto.

In nome di quella che Robert Doisneau ha definito la follia del fotografo: aver deciso di impedire al tempo di scorrere!

 

Nella scelta del momento in cui scattare si declina un punto di vista, si decide quali sono le corde da toccare, si dà voce ad una sensazione.
Ed ecco che un paesaggio diventa uno scenario in cui calarsi, vivida metafora di sentimenti umani, o anche un semplice un omaggio alla bellezza della natura stessa.
Ma è nei ritratti che si svela, a mio parere, il mezzo fotografico in tutta la sua enorme e sfaccettata potenzialità: espressioni che dialogano con l’obiettivo o puri attimi rubati alle situazioni più varie, sentimenti colti nella luce di un dettaglio o contesti che disegnano autentiche storie di vita.

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